Le vicende legate all’assegnazione dell’Ema sono solo la punta dell’iceberg: questa Unione Europea non tutela più l’interesse nazionale italiano.

A Milano può ora aprirsi una riflessione seria sul progetto di Milano Piazza Finanziaria. Con l’informazione e l’opinione pubblica non più focalizzati sul trasferimento dell’Ema, l’Agenzia del farmaco europea assegnata – purtroppo un Paese satellite della Germania – ad Amsterdam, risorse e capitale politico possono tornare ad occuparsi delle necessità strutturali del Paese. Le linee guida di questo nuovo corso sono state tracciate ieri a Milano presso la società di consulenza Ernst&Young, in una conferenza che ha visto come principali relatori Massimo Garavaglia, Assessore all’Economia della Regione Lombardia, Pierluigi D’Elia, coordinatore Brexit della Presidenza del Consiglio, Alberto Lupoi, Consigliere d’Amministrazione Indipendente di Mediobanca, Marco Magenta, Italy Med Tax and Law Managing Partner, EY Nicolò Mardegan, Manager EY, Bepi Pezzulli, manager bancario e Presidente di Select Milano, il Comitato per Milano Piazza Finanziaria, Stefania Radoccia, Mediterranean Law Leader, EY il tutto moderato da Mariarosaria Marchesano, Giornalista di “Tempi”.

“Brexit. Londra chiama, l’Italia risponde, Milano rilancia”, il titolo della tavola rotonda mutuato dallo slogan di Select Milano evidenzia come, nel riassetto europeo determinato da Brexit, e dal progressivo emergere di posizioni sovraniste negli stati membri, Milano abbia ancora opportunità da cogliere.

In primis, la partita per la conquista di Euroclearing, la cassa di compensazione di tutti gli scambi in strumenti finanziari derivati definiti in Euro. Attualmente a Londra, Euroclearing aggiungerebbe a Milano e all’Italia circa 20 miliardi di nuova ricchezza all’anno (l’1,25% del PIL), porterebbe 11mila nuovi posti di lavoro e un gettito fiscale aggiuntivo per 9 miliardi di Euro – ben altri volumi rispetto a quelli generati dall’EMA. Di più, il trasferimento di Euroclearing a Milano risponde positivamente a due ordini di esigenze, il primo britannico il secondo europeo. Sprovvista del passaporto europeo per via della Brexit, la City di Londra ha interesse a spostare a Milano tutto il traffico (attualmente gestisce il 75% del mercato mondiale, per un valore di 570 mld di Dollari all’anno), perché la London Stock Exchange possiede il 100% della Borsa di Milano. Il trasferimento permetterebbe a Londra di mantenere ricavi e profitti dell’Euroclearing e Milano, come detto, guadagnerebbe in termini di gettito fiscale. Nel quadro europeo, ciò compenserebbe gli squilibri generati dal surplus commerciale della Germania, che si aggira attorno al 9% del PIL nazionale (3 punti sopra il tetto fissato dai trattati europei); pochi in Europa auspicano un ulteriore rafforzamento di Berlino che, assommando l’enorme surplus commerciale a quello finanziario scaturito da Euroclearing, potrebbe compromettere definitivamente la tenuta dell’Eurozona e, per ovvi risvolti politici, dell’Unione Europa stessa. Portare la cassa di compensazione a Milano è, quindi, una battaglia che può e deve essere combattuta con consensi e strumenti bipartisan. Evidentemente, all’Italia fa bene avanzare a fari spenti. Facendolo, l’Italia ha già conquistato, nel silenzio media, l’Agenzia del Meteo per Bologna. “E’ un risultato importante – spiega Bepi Pezzulli – il centro di calcolo dell’Agenzia del Meteo significa supercomputing e alta tecnologia in Italia. Gli algoritmi predittivi usati in meteorologia hanno rilevanti applicazioni industriali, e l’Agenzia spende 100 milioni di Euro l’anno in ricerca che consolidano Bologna quale hub europeo per la matematica applicata”.

Altre opportunità tra le più evidenti concernono il tessuto industriale di PMI, che vanno accompagnate in un percorso di apertura al mercato dei capitali internazionali e la valorizzazione dello stock di risparmio privato di 5,300 miliardi di Euro che può favorire i processi di finanziamento del sistema industriale.

Alberto Lupoi chiarisce le possibilità: “bisogna ripartire dall’innovazione e finanziare lo sviluppo”. Il Fintech District è sicuramente un’ottima iniziativa, lo testimonia il progetto per un sistema di criptovalute regionali (“Blockchain”) che, se implementato in quelle regioni sensibili ai richiami della “devolution”, potrebbero ridurre la burocrazia e le inefficienze strutturali prodotte dall’eccesso di centralismo. Della medesima importanza è il programma Elite di Borsa Italiana e la finanza di scopo di Finlombarda. Proprio Finlombarda, rileva Massimo Garavaglia, è strumento di sistema che può aggregare i processi economici sul territorio e favorire percorsi di innovazione, internazionalizzazione e apertura ai capitali internazionali. Milano oggi ospita anche EuroNext, la borsa paneuropea delle PMI che fornisce ulteriore leve al sistema. Cosa questa particolarmente necessaria, per evitare che l’utile strumento dei PIR possa produrre una bolla dei prezzi per evidente mancanza di titoli idonei.

La chiave per l’attrazione di capitali stranieri per una metropoli è la competitività. E Milano è ad oggi la piazza finanziaria più competitiva in Europa. Decreto Pagano sull’attrazione dei cervelli, flat tax sui redditi e patrimoni esteri, arbitro per la conciliazione finanziaria, cooperative compliance e tutor amministrativo. Tutte misure che lo certificano e il cui credito va in gran parte all’input di Select Milano.

Gli strumenti esistono, l’efficienza della città li rende sistemici. Pertanto, sarebbe opportuno che venisse finalmente lanciata l’agenzia per il marketing metropolitano. Garavaglia la vede possibile, è sufficiente riaggregare. L’osservatorio su Milano di Assolombarda, il Comitato Select Milano e il centro di ricerche Eupolis di Regione Lombardia, costituiscono una combinazione capace di gestire la pianificazione commerciale e i servizi di sostegno all’investimento internazionale.

Il rinnovo del Parlamento è imminente e non sono mancate le considerazioni politiche. Dei temi caldi della campagna elettorale, due emergono quali fondamentali e interdipendenti. Se da un lato lo Ius Soli è una sciagura, ammonisce Pezzulli, perché trasforma l’arbitraggio di capitale umano qualificato in fattore strutturale; la Flat Tax appare necessaria, secondo Lupoi, per riequilibrare il contratto sociale e restituire all’impresa e al capitale di rischio la responsabilità di creare valore, ricchezza e occupazione.

In Europa, d’altro canto, niente sembra andare come programmato. Anzi, l’Italia è sempre più al centro di manovre poco limpide con indirizzo Rue de la Loi. La perdita dell’EMA segue la pesante sortita del vicepresidente della Commissione UE Jyrki Katainen, il quale ha recentemente scagliato un attacco contro la credibilità dei conti pubblici italiani, lasciando intendere che a maggio, proprio in coincidenza con l’insediamento del nuovo esecutivo, presumibilmente di centrodestra, verrà aperta una procedura d’infrazione contro l’Italia. Un commissariamento de facto è ciò cui va incontro il Paese, scenario che priverebbe Milano di ogni chance di ospitare il mercato dell’Euroclearing. Commissariamento per mano di un’Europa le cui politiche sono sempre più contrapposte all’interesse nazionale italiano.

Dum Romae consulitur, Saguntum expugnatur.