Mantenere in vita la Tobin Tax pregiudica l’interesse del Paese

Sulla Tobin Tax, si scontano troppe pregiudiziali ideologiche. Per quanto nel paese sia sempre esistita una lobby di pensiero sciaguratamente propensa a indebolire il mercato e aumentare il ruolo dello Stato nell’economia, è solo nel 2013 che Mario Monti ha varcato il Rubicone e introdotto in legge di stabilità una tassa sulle transazioni finanziarie (ftt). E ciò su pressioni della cancelliera tedesca Angela Merkel e del falco rigorista Wofgang Schauble, in tempi molto diversi dagli attuali.

La Tobin Tax, che venne pensata dall’economista americano James Tobin, premio Nobel per l’economia nel 1981, per stabilizzare i mercati valutari, si è trasformata nella maniera italiana in una tassa sull’equity sostitutiva del vecchio fissato bollato e addirittura sui derivati (cioè un mercato nel quale non si possiede il sottostante). In aggiunta, è stata disegnata come tassa sul netto anziché sul lordo, andando a colpire i saldi di fine giornata, e cioè gli investitori, invece, semmai, del trading intra-day, e quindi gli speculatori.

Da quando è stata introdotta la ftt italiana, la borsa di Milano ha perso il 41% dei volumi di contrattazioni, e la speculazione non è stata minimamente intaccata. Per converso, il gettito medio si è attestato attorno ai Eur 300 mln, contro i Eur 1.3 mld del budget forecast. Quindi, tanto gli obiettivi di gettito quanto gli obiettivi di policy sono falliti, mentre la competitività del paese ne è seriamente danneggiata. Ciò nonostante, perdura l’opposizione ideologica di chi decide contro l’interesse nazionale.

La Tobin Tax incontra disfavore anche dal punto di vista accademico. Al contrario di quanto propagandato, la ftt può favorire, invece che ridurre, la speculazione: andando a colpire il trading intra-day, produce trading meno aggressivo, genera meno liquidità, più opacità, e quindi più capacità di dissimulare fundamentals e noise. Il vecchio tema liberista è applicabile alla ftt: i mercati sono efficienti e non vanno colpiti da misure distorsive, i cui effetti nefasti emergono ex post.

I tempi sono oggi maturi per l’abolizione. Milano continua ad attrarre investimenti, trasferimenti di desk operativi dall’estero e a creare posti di lavoro. Il processo va incoraggiato, eliminando ogni ostacolo. Il percorso di riforme sin qui eseguito da parlamento, governo centrale e governo regionale lombardo ha mostrato di essere efficace. Manca un ultimo tassello per il capolavoro. La Web Tax già entrata in manovrina, offre copertura finanziaria per il taglio dell’iniqua e dannosa Tobin Tax.

Recentemente, la Ue, per bocca del ministro francese Bruno Le Maire e del ministro tedesco Wolfgang Schauble, si è espressa contro una ftt europea, spiegando che nel nuovo ordine economico post Brexit, il recupero di competitività è fondamentale. Mantenere una tassa inefficiente e distorsiva danneggia il mercato italiano, e ne pregiudica la reputazione internazionale. La Tobin Tax italiana va abolita senza se e senza ma. Se vince Milano, vince l’Italia.